Solution Focus Virtual Cafè: il 6 aprile alle 19 ci vediamo ancora. Ci sarai anche tu?
Quali differenze ci sono tra problem solving e Solution Focus? A cosa serve la domanda del miracolo?
Come si può risolvere un problema senza approfondirne le cause? Posso usarlo durante un brainstorming?
Come posso usare il Solution Focus nella valutazione delle performances? E nello sviluppo delle risorse umane?
E’ un metodo valido per la certificazione ICF? Posso usare questo metodo nella negoziazione?
Possiamo provarlo insieme?
Se hai una di queste domande, o un’altra domanda qualsiasi sul Solution Focus, vieni a prendere un caffè “virtuale” con noi, il 6 aprile dalle 19 alle 20.
È gratuito, è online, è breve ed è focalizzato verso la soluzione!
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Solution focus virtual cafè: il 6 aprile alle 19 facciamo il bis. Ci sarai anche tu?
Cosa succede se non trovo una soluzione? Come applico questo approccio nel team coaching?
E nel problem solving? Nel prendere una decisione o per gestire un conflitto?
Come si collega il Solution Focus con i principi di base del coaching? Ma un coach che applica il Solution Focus può certificarsi con ICF?
Come mi aiuta nella gestione dei miei collaboratori? Devo dare un feedback difficile, può aiutarmi?
Possiamo provarlo insieme?
Se hai una di queste domande, o un’altra domanda qualsiasi sul Solution Focus, vieni a prendere un caffè “virtuale” con noi, il 6 aprile dalle 19 alle 20.
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Un team ha già tutte le risorse per risolvere un problema. Basta cercarle! Un esempio pratico di team coaching.
Il cambiamento accade continuamente: il nostro obiettivo è identificarne ed amplificarne le parti utili.
Mark McKergow
E’ uno dei cardini del Solution Focus e significa che nella realtà quotidiana ci sono (ci sono stati e ci saranno) migliaia di piccoli momenti, micro-eventi, che se ben isolati ed analizzati sono di enorme aiuto per giungere alla soluzione di una situazione difficoltosa. Questi “micro-momenti” sono sparsi qua e là in giro per la nostra esistenza, nel passato, nel presente e nel futuro; bisogna solo avere la pazienza e la capacità di individuarli, farli emergere ed imparare da essi per muoversi verso la soluzione.
Qualche tempo fa ho lavorato con un gruppo di manager in un team coaching con l’obiettivo di ricostruire un clima di collaborazione. Dalle interviste condotte con ognuno di loro, era chiaro che l’atmosfera sarebbe stata particolarmente “frizzantina”. Loro pensavano di aver bisogno di qualcuno che “insegnasse” loro a collaborare, ma io sapevo che erano già in grado di farlo da soli.
Ecco com’è andata!
Le risorse nel presente: cosa succede quando il problema non c’è?
Dopo una breve introduzione nella quale ho condiviso le informazioni iniziali, ho lanciato la prima domanda, alla ricerca delle loro risorse verso la soluzione: “Cosa sta già funzionando tra di voi?“. In effetti erano tutti preparati a elencare cosa NON stava funzionando in quel momento (e soprattutto per colpa di chi…) mentre questa domanda li ha colti un po’ in contropiede. Hanno esitato parecchio prima di iniziare a buttare giù qualcosa, ma poi ognuno di loro ha cominciato a scrivere qualche riga. In realtà alla fine della prima ora di meeting, stavano ragionando insieme su quali fossero i momenti, gli eventi e le situazioni durante i quali risultava loro chiaro che la tanto anelata “collaborazione” si stava già manifestando. Era un modo interessante per focalizzare la loro attenzione sui piccoli momenti nei quali “il problema dell’assenza di collaborazione non si manifestava”! E, incredibilmente (per loro!), li stavano ritrovando!
Le risorse dal passato: quando la soluzione si è già manifestata ieri!
“Quali situazioni complicate avete gestito in perfetta collaborazione nel recente passato? Come avete fatto“
“Quali esempi emblematici di collaborazione interdipartimentale potete citare? Come li avete gestiti?“
Sono due delle possibili domande con le quali il team di manager ha identificato delle situazioni difficili ampiamente risolte nel passato. Queste situazioni vengono definite “sparkling moments” da alcuni practitioner del Solution Focus ed in effetti possono essere a tutti gli effetti identificati come quei momenti, passati, in cui il team ha messo in atto delle strategie che gli hanno permesso di superare “brillantemente” delle situazioni difficili, proprio usando la collaborazione.
Quale migliore modo per far si che il team “si autoriconoscesse” di avere in se già tutte le risorse per affrontare con successo momenti di bassa collaborazione, visto che ne aveva già superati altri nel passato?
Le risorse del futuro: ritorno al futuro perfetto!
“Cosa volete che accada e quali saranno i primi segnali che sta accadendo?“
Attraverso questa domanda (ed altre simili), il team ha finalmente identificato con chiarezza quali sarebbero stati i segni tangibili della collaborazione tra i diversi manager in differenti situazioni.
Esplicitare con degli esempi pratici i “primi segnali” della collaborazione, oltre a tracciare con esattezza il disegno finale, aiuta anche a focalizzare l’attenzione sui primi indizi del cambiamento in atto e fornisce una evidenza dell’impegno del singolo e del team nella direzione voluta. E saranno proprio questi primi indizi di cambiamento a fornire il carburante al team per persistere nel proprio percorso di miglioramento!
A powerful question alters all thinking and behaving that occurs afterwards
Marilee Goldberg, “The Art of the Question”
La capacità di aiutare a riscoprire risorse è tipica del Solution Focus; secondo questo approccio difatti non è mai necessario analizzare troppo le cause del problema né tantomeno è necessario “inserire” qualcosa dall’esterno (metodi, nuove opzioni, ulteriori informazioni, a meno che non siano esplicitamente richieste dal cliente) perché chi sta affrontando il cambiamento ha già tutte le risorse a propria disposizione per poterlo portare a termine con successo.
Quando stai cercando la soluzione, parti da ciò che ha funzionato, che sta funzionando e che vorresti funzionasse! E’ più semplice!
Solution focus virtual cafè: 23 marzo alle 19, via zoom! quali domande avrai?
Cosa è la domanda del miracolo? Come si usa lo scaling? E cosa me ne faccio degli indizi di progresso?
Come posso utilizzarli nel training, nella consulenza, nella vendita o nel coaching?
E come mi aiutano nel restituire un feedback su uno strumento di diagnosi o su un self assessment?
E nel problem solving? Nel prendere una decisione o per gestire un conflitto?
Come mi aiuta nella gestione dei miei collaboratori? Devo dare un feedback difficile, può aiutarmi?
Possiamo provarlo insieme?
Se hai una di queste domande, o un’altra domanda sul Solution Focus, vieni a prendere un caffè “virtuale” con noi, il 23 marzo o il 6 aprile (o entrambe!) dalle 19 alle 20.
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Solution focus virtual cafè: primo appuntamento 23 marzo alle 19, via zoom! Sii curioso!
Cosa è il solution Focus?
Come può aiutarmi nel mio lavoro di trainer, di consulente, di venditore, di facilitatore o come coach?
E come mi aiuta nel restituire un feedback su uno strumento di diagnosi o su un self assessment?
Ma non è solo uno strumento di problem solving?
Può essere utile nel prendere una decisione o per gestire meglio un conflitto?
Sino un manager che gestisce molte persone. Può essermi aiutarmi?
Possiamo provarlo insieme?
Se hai una di queste domande, o un’altra domanda sul Solution Focus, vieni a prendere un caffè “virtuale” con noi, il 23 marzo o il 6 aprile (o entrambe!) dalle 19 alle 20.
È gratuito, è online, è breve ed è focalizzato verso la soluzione!
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Solution Focused Cafè: tutto ciò che avresti voluto chiedere sul solution focus, in un’ora!
Cosa è il solution Focus?
Come può aiutarmi nel mio lavoro di trainer?
Sono un consulente, può essere utile anche per me?
Che validità ha il Solution Focus nella vendita? E nel coaching?
Ma non è solo uno strumento di problem solving?
Può essere utile nel prendere una decisione o per gestire meglio un conflitto?
Possiamo provarlo insieme?
Se hai una di queste domande, o un’altra domanda sul Solution Focus, vieni a prendere un caffè con noi, il 23 marzo o il 6 aprile (o entrambe!) dalle 19 alle 20.
È gratuito, è breve ed è focalizzato verso la soluzione!
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La formazione progettata direttamente dai partecipanti: applicazione pratica del solution focus
Primo contatto telefonico con un cliente nuovo l’altro giorno. Mentre discutiamo emerge con chiarezza, ed un certo imbarazzo, che l’obiettivo del training che mi stanno chiedendo è un pò indefinito, vago, è una “sensazione” come la mia interlocutrice ammette candidamente, così come ammette che però non può fermarsi perché ormai “ci ha messo la faccia, con il suo capo e con i suoi colleghi”.
Non mi scandalizzo, diverse volte mi sono trovato in questa situazione: la persona che mi sta commissionando la realizzazione del training continua ad identificare gli obiettivi del training con parole attraverso locuzioni tipo “incrementare il senso di responsabilità”, “generare ownership”, “aumentare la professionalità”; è facile cadere nella trappola della generalizzazione, “pensare” di aver capito ciò che l’interlocutore sta dicendo; è facile insomma “interpretare” con i nostri occhi e con la nostra esperienza queste metafore che descrivono in modo molto approssimato ciò che si vuole.
Tornando alla situazione di partenza, davanti ai miei occhi mi pongo di raggiungere un doppio obiettivo:
- superare questa situazione difficile senza metterla sotto pressione;
- supportarla nella definizione dell’obiettivo senza influenzarla in alcuna direzione.
Ecco quindi che la domanda del miracolo mi ha dato la possibilità di fare qualche progresso verso i due obiettivi:
“Immagini che il suo training sia stato già realizzato, immagini di rientrare in ufficio il giorno dopo il training e di osservare i colleghi che vi hanno partecipato che sono già al lavoro. Quali sono i primi loro comportamenti che nota che le fanno capire che il training ha avuto un impatto decisivo e una utilità eccezionale?“
Il silenzio che ha seguito questa domanda è stato lunghissimo; poi man mano qualche idea è apparsa…
Ho quindi provato ad offrire un ulteriore supporto: mi sono offerto di guidare due ore di team coaching (via web, vista l’impossibilità di potersi incontrare…) con lei ed il gruppo dei destinatari del percorso di formazione, così da dare loro uno spazio di riflessione per definire con precisione i nuovi apprendimenti che ritengono importanti per il proprio lavoro.
Alla fine della chiamata le ho anche chiesto cosa quel nostro primo contatto le avesse portato di utile e la sua risposta è stata: la consapevolezza che ho nella mia mente molte idee che vorrei realizzare ma devo avere un momento per poterle riconsiderare meglio e soprattutto per poterle condividere con i colleghi che effettivamente fruiranno del percorso.
Risultato finale: nei prossimi giorni terrò il team coaching che costituirà il primo momento di vera co-progettazione del workshop finale. Sarà una esperienza estremamente importante sia per me, che imparerò nuove cose sull’attività specifica di questi ragazzi, sia per loro stessi perché, contrariamente a quanti accade, saranno loro stessi i primi “progettisti” del proprio percorso di formazione.
Bello, vero?







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