Giorno: 11 Marzo 2020

La formazione progettata direttamente dai partecipanti: applicazione pratica del solution focus

Primo contatto telefonico con un cliente nuovo l’altro giorno. Mentre discutiamo emerge con chiarezza, ed un certo imbarazzo, che l’obiettivo del training che mi stanno chiedendo è un pò indefinito, vago, è una “sensazione” come la mia interlocutrice ammette candidamente, così come ammette che però non può fermarsi perché ormai “ci ha messo la faccia, con il suo capo e con i suoi colleghi”.

Non mi scandalizzo, diverse volte mi sono trovato in questa situazione: la persona che mi sta commissionando la realizzazione del training continua ad identificare gli obiettivi del training con parole attraverso locuzioni tipo “incrementare il senso di responsabilità”, “generare ownership”, “aumentare la professionalità”; è facile cadere nella trappola della generalizzazione, “pensare” di aver capito ciò che l’interlocutore sta dicendo; è facile insomma “interpretare” con i nostri occhi e con la nostra esperienza queste metafore che descrivono in modo molto approssimato ciò che si vuole.

Tornando alla situazione di partenza, davanti ai miei occhi mi pongo di raggiungere un doppio obiettivo:

  • superare questa situazione difficile senza metterla sotto pressione;
  • supportarla nella definizione dell’obiettivo senza influenzarla in alcuna direzione.

Ecco quindi che la domanda del miracolo mi ha dato la possibilità di fare qualche progresso verso i due obiettivi:

Immagini che il suo training sia stato già realizzato, immagini di rientrare in ufficio il giorno dopo il training e di osservare i colleghi che vi hanno partecipato che sono già al lavoro. Quali sono i primi loro comportamenti che nota che le fanno capire che il training ha avuto un impatto decisivo e una utilità eccezionale?

Il silenzio che ha seguito questa domanda è stato lunghissimo; poi man mano qualche idea è apparsa…

Ho quindi provato ad offrire un ulteriore supporto: mi sono offerto di guidare due ore di team coaching (via web, vista l’impossibilità di potersi incontrare…) con lei ed il gruppo dei destinatari del percorso di formazione, così da dare loro uno spazio di riflessione per definire con precisione i nuovi apprendimenti che ritengono importanti per il proprio lavoro.

Alla fine della chiamata le ho anche chiesto cosa quel nostro primo contatto le avesse portato di utile e la sua risposta è stata: la consapevolezza che ho nella mia mente molte idee che vorrei realizzare ma devo avere un momento per poterle riconsiderare meglio e soprattutto per poterle condividere con i colleghi che effettivamente fruiranno del percorso.

Risultato finale: nei prossimi giorni terrò il team coaching che costituirà il primo momento di vera co-progettazione del workshop finale. Sarà una esperienza estremamente importante sia per me, che imparerò nuove cose sull’attività specifica di questi ragazzi, sia per loro stessi perché, contrariamente a quanti accade, saranno loro stessi i primi “progettisti” del proprio percorso di formazione.

Bello, vero?